La facciata illuminata del Teatro Massimo di Palermo di notte, con colonne, scalinata e statue ai lati.

Il Teatro Massimo di Palermo, fotografia d’archivio del 2010. Foto: gnuckx, via Wikimedia Commons, CC BY 2.0; ridimensionata e convertita in WebP.

È morto Gabriele Ferro: la musica che lega Palermo e Napoli

Gabriele Ferro è morto a Palermo a 88 anni. L’ultimo concerto al Massimo, il legame con la Sicilia e il lavoro di formazione al San Carlo di Napoli.

Gabriele Ferro è morto a Palermo il 29 ottobre 2026, a 88 anni. La scomparsa del direttore d’orchestra e compositore è confermata dal Teatro Massimo, che lo ricorda come una presenza essenziale nella propria storia. Il suo ultimo concerto nel teatro palermitano risale all’11 ottobre: una vicinanza fra vita e lavoro che oggi rende particolarmente eloquente quel programma.

La notizia riguarda una figura della direzione internazionale, ma invita anche a guardare una geografia precisa: Palermo, Napoli, le orchestre e le persone che trasformano una partitura in un’esperienza condivisa. L’eredità di un musicista passa attraverso i concerti e continua nelle istituzioni, negli archivi e nella formazione di chi verrà dopo.

L’ultimo podio al Teatro Massimo

Il programma ufficiale dell’11 ottobre, dedicato alla memoria del musicologo Paolo Emilio Carapezza, riuniva Pulcinella di Stravinsky, la Prima Sinfonia Classica di Prokofiev e Sintropia n. 5 “per Barbara”, composizione dello stesso Ferro. Partecipavano l’Orchestra e il Coro di voci bianche del Massimo.

Accostare questi titoli significa mettere in dialogo due modi di guardare il passato e una ricerca del presente. Il comunicato che presentava il concerto descriveva il rapporto fra il neoclassicismo dei due autori russi e il lavoro di Ferro con le live electronics, affidate a Gabriele Giambertone. Il repertorio storico e la sperimentazione trovavano spazio nella stessa serata.

È un punto concreto da cui avvicinarsi alla sua attività: dirigere e comporre, custodire una tradizione e aggiungere una domanda. Il cartellone consente di riconoscere questa apertura senza ridurre il ricordo a una successione di riconoscimenti.

La lunga relazione con Palermo

Il legame con la città precede gli ultimi anni al Massimo. La storia dell’Orchestra Sinfonica Siciliana ricorda Ferro come direttore stabile dal 1979 per oltre quindici anni e documenta le tournée sotto la sua guida a Praga nel 1993, in Giappone e in Cina nel 1996. È la traccia di una continuità di lavoro e di una circolazione internazionale costruita a partire dalla Sicilia.

Queste date aiutano a leggere la cultura musicale del Sud fuori dall’idea della sola ospitalità. Una città produce musica attraverso le proprie compagini, sviluppa competenze, porta altrove un lavoro nato nelle prove quotidiane. L’orchestra diventa così anche una forma di memoria collettiva: cambia nel tempo, ma conserva relazioni e conoscenze che nessuna singola serata può esaurire.

Il Massimo lo aveva nominato direttore musicale onorario dal 2020. Nel messaggio pubblicato oggi, il teatro insiste proprio sull’appartenenza di Ferro alla propria identità. È un riconoscimento che riguarda la durata di un rapporto, oltre la presenza sul podio.

Napoli e la trasmissione del mestiere

Un altro capitolo passa dal San Carlo, di cui Ferro fu direttore musicale dal 1999 al 2004. Il progetto dell’Orchestra Academy del 2015 gli affidava la direzione artistica di un percorso per giovani strumentisti nei Laboratori di Vigliena, nella zona orientale di Napoli. Il documento prevedeva il contributo delle prime parti dell’orchestra e un lavoro mirato alla pratica d’insieme.

È una prospettiva che merita di restare nel ricordo: il sapere musicale si trasmette anche facendo, ascoltando chi suona accanto, imparando a inserirsi in un organismo comune. Un teatro assume una responsabilità culturale quando prepara le condizioni perché altre persone possano abitarlo e lavorarvi. È un tema vicino a quello affrontato nel nostro approfondimento sul valore educativo del vedere e fare teatro, pur nella diversità dei percorsi.

Come continuare ad ascoltare questa storia

Per chi conosce poco Ferro, un primo passo accessibile è leggere i programmi: osservare quali opere venivano avvicinate, quali organici coinvolti, quali domande suggerivano. Si può partire dai tre titoli dell’11 ottobre e cercarne gli ascolti nei cataloghi ufficiali di biblioteche e servizi musicali, distinguendo sempre gli interpreti delle diverse registrazioni.

Conservare la memoria di un direttore significa anche tornare nei luoghi della musica, seguire le orchestre, dare tempo a un’opera che ancora non conosciamo. Il ricordo di Gabriele Ferro trova qui una possibilità concreta: fare dell’ascolto una pratica di curiosità, e delle istituzioni culturali un patrimonio vivo a cui partecipare.

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