Un libro chiuso può sembrare tutto oro, pelle e carta. Poi il blocco delle pagine si apre leggermente a ventaglio e, lungo il margine, compare un paesaggio: un ponte, una città, un teatro. Richiudendolo, l’immagine torna a nascondersi. È il piccolo spettacolo del fore-edge painting, una decorazione libraria che trasforma il taglio delle pagine in una superficie da dipingere. Non occorrono effetti digitali: la sorpresa nasce dalla forma del libro e da come viene osservato.
Dove si nasconde il dipinto
Il fore-edge è il taglio anteriore, quello opposto al dorso: la superficie formata dai bordi dei fogli. Nella variante nascosta della tecnica, l’immagine è dipinta sulle pagine leggermente sfalsate, mantenute in posizione durante il lavoro. Quando il blocco torna compatto, le sottili porzioni colorate si sottraggono allo sguardo. Una doratura sul taglio chiuso può completare il mascheramento.
La collezione dell’Università di Sydney permette di osservare il risultato e descrive l’impiego dell’acquerello. Il supporto è insolito: ciascun foglio contribuisce con una striscia minuscola, ma nell’insieme le strisce compongono una scena leggibile. Il disegno ha quindi bisogno dell’angolazione giusta per mostrarsi.
È utile distinguere questa soluzione dalla decorazione visibile sul libro chiuso. Un bordo colorato o figurato si offre subito alla vista; un dipinto nascosto introduce invece un secondo momento, quasi una piccola soglia da attraversare prima di accorgersi dell’immagine.
Una storia più antica delle edizioni speciali
Decorare i tagli dei libri è una pratica antica, ma non tutte le decorazioni funzionavano a scomparsa. La Library of Congress distingue le immagini rinascimentali visibili sul volume chiuso dal meccanismo nascosto sviluppato entro il Seicento. Confondere le due cose significherebbe attribuire a ogni bordo dipinto lo stesso trucco.
Tra la fine del Settecento e l’Ottocento la decorazione conobbe una stagione importante in Inghilterra. La Lilly Library dell’Indiana University mette in particolare evidenza il ruolo della bottega Edwards of Halifax: il dipinto aggiunto a una legatura raffinata contribuiva a creare un oggetto di lusso. La bellezza del volume non si esauriva più nella copertina o nelle illustrazioni interne; occupava persino una zona normalmente destinata a restare sullo sfondo.
Questa storia invita a guardare il libro anche come oggetto lavorato e trasformato, talvolta molto tempo dopo la stampa. Il testo può restare identico mentre l’esemplare acquista un carattere personale, diverso da quello delle altre copie della stessa edizione.
Shakespeare, Tasso e la data che può ingannare
Alla Folger Shakespeare Library si conserva un esempio eloquente: una veduta di Wilton House, attribuita a Edwards of Halifax e datata circa 1812, appare su un volume di Shakespeare stampato nel 1797. La data del frontespizio e quella del dipinto non coincidono. Un libro antico, dunque, non garantisce da solo che anche la sua decorazione sia altrettanto antica.
Nella stessa collezione, un’edizione inglese della Gerusalemme liberata di Tasso del 1822 ospita due immagini dei teatri londinesi Covent Garden e Drury Lane, visibili inclinando le pagine in direzioni opposte. Il soggetto non illustra il poema: il libro è diventato anche il supporto di un’altra scelta figurativa.
Il rapporto fra testo e immagine, perciò, non va dato per scontato. Si può cercare un collegamento, ma il fascino dell’oggetto comprende anche questi incontri inattesi: un poema italiano, una traduzione inglese e due vedute teatrali nello spazio stretto del taglio.
Quando le immagini sono due
Il dipinto singolo non è l’unica possibilità. Nei double fore-edge paintings, la stessa zona del libro ospita due immagini distinte, che si rivelano secondo il modo in cui i fogli vengono sfalsati. La biblioteca di Sydney segnala, fra i propri esemplari digitalizzati, un Proverbial philosophy del 1854 con decorazione doppia.
Qui l’abilità dell’artista consiste anche nell’organizzare la visione: le immagini condividono il supporto, ma ciascuna ha il proprio punto d’osservazione. Basta questo per rendere una superficie apparentemente marginale il centro dell’esperienza. Il libro conserva le sue parole e, intanto, chiede di essere guardato come un’opera figurativa.
Un’arte che racconta anche i proprietari
Nel presentare questi oggetti, l’Università dell’Alberta ricorda il ruolo delle commissioni dei proprietari e la varietà dei soggetti: paesaggi, città, scene letterarie, episodi biblici. Le decorazioni possono offrire indizi sul gusto di chi possedeva il volume e sulla sua storia dopo la pubblicazione. Non sono soltanto un virtuosismo da ammirare per pochi secondi.
Le fotografie pubblicate dalle collezioni consentono di confrontare il libro chiuso e il taglio aperto senza sollecitare la legatura di un esemplare antico. Il gesto che rivela l’immagine esercita infatti pressione sul volume e richiede cautela. Per cominciare, bastano gli esempi online: osservare dove finisce l’oro, seguire i dettagli del paesaggio, tornare alla fotografia precedente. La sorpresa sta tutta lì, in un’immagine che era presente anche quando non riuscivamo a vederla.
Il viaggio può continuare nei luoghi che custodiscono libri e memorie: nella nostra selezione di otto biblioteche bellissime tra Italia e mondo sono gli spazi a raccontare un’altra parte di questa storia.
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