Un gatto entra nella vita di una fumettista e ne trasforma il lavoro in qualcosa di sempre meno riconoscibile. Un horror illustrato che gioca con l’ironia, il disgusto e il bisogno di ritrovare ciò che abbiamo perduto.
Il gesto di disegnare dovrebbe offrire a Penny Padgett un modo per mettere ordine nella propria vita. In L’intruso, Jason Rekulak trasforma proprio quel gesto in una fonte di paura: che cosa succede quando un’opera comincia a contenere immagini che la sua autrice non ricorda di aver creato?
Dietro il meccanismo soprannaturale si muovono una perdita affettiva, la pressione di continuare a produrre e il timore di non riconoscersi più nel proprio lavoro. Pubblicato in Italia da Giunti nella traduzione di Roberta Zuppet, il romanzo trova nel rapporto fra parole e immagini la sua caratteristica più riconoscibile.
Penny, Popcorn e l’ospite sbagliato
Penny è una giovane fumettista di Philadelphia. La sua gatta Popcorn occupa un posto centrale sia nella vita privata sia nei libri che le hanno dato successo. Quando l’animale scompare durante una tempesta di neve, il senso di colpa e il dolore si intrecciano al blocco creativo: il quarto volume da consegnare diventa sempre più difficile da immaginare.
Durante un ricevimento Penny incontra Godfrey, il gatto di Evelyn Bruehl, discendente dell’illustratore Barnabas Godfrey. Accettare di occuparsene sembra un incarico gestibile e, almeno all’inizio, anche una possibilità di tornare a disegnare. La nuova presenza finisce però per occupare uno spazio crescente, mentre il lavoro della protagonista assume toni inquietanti e le sue certezze cominciano a incrinarsi.
Queste sono le coordinate del mistero. La tensione nasce dalla vicinanza della minaccia: il luogo in cui Penny dovrebbe sentirsi protetta diventa sempre meno affidabile, insieme alla fiducia nella propria percezione.
Quando il dolore deve tornare produttivo
Una delle intuizioni più fertili del romanzo sta nel legare la perdita di Popcorn alla professione di Penny. Il gatto è stato un affetto, una presenza quotidiana, un soggetto artistico. La sua scomparsa lascia dunque un vuoto che attraversa più parti della stessa vita.
Nelle pagine italiane rese disponibili dall’editore, il confronto con il mondo editoriale rende concreta questa sovrapposizione: Penny cerca una forma per il proprio dolore, mentre da lei ci si aspetta il ritorno a ciò che il pubblico già conosce. Il problema è riconoscibile anche fuori dall’horror. Un lavoro creativo può diventare una promessa di continuità che gli altri si aspettano di vedere mantenuta, persino quando chi lo realizza è cambiato.
L’arrivo di Godfrey si inserisce in questa vulnerabilità. Tornare a produrre sembra una soluzione; il romanzo comincia a domandare a quali condizioni lo sia. La ripresa dell’attività e la perdita di autonomia possono avanzare insieme. È qui che la premessa acquista forza: Penny desidera ritrovare la propria voce e si accorge che qualcosa potrebbe essersene appropriato.
Due linguaggi visivi dentro la storia
Le illustrazioni di Doogie Horner e Will Staehle partecipano alla costruzione del racconto. La divisione del lavoro, esplicitata nei materiali dell’edizione italiana, è significativa: Horner realizza i fumetti di Penny; Staehle le immagini dall’aspetto antico attribuite al personaggio di Barnabas Godfrey.
Il contrasto è riconoscibile anche nelle tavole messe a disposizione da Giunti. Da una parte ci sono vignette dal tratto umoristico, dall’altra composizioni dense in bianco e nero, con un effetto vicino all’incisione. Il lettore incontra così due modi differenti di organizzare ciò che vede.
Questa scelta dà consistenza al mestiere della protagonista. Possiamo osservare il tipo di mondo che Penny costruisce sulla pagina e avvicinarlo a un altro repertorio figurativo. L’alterazione del suo lavoro diventa una questione visibile: cambia ciò che viene disegnato, cambia il rapporto fra l’immagine e chi dovrebbe averla pensata.
Il piacere della lettura passa anche da questa attenzione allo sguardo. Fermarsi su una tavola, confrontare registri diversi, chiedersi quanto fidarsi di ciò che compare sul foglio sono azioni che il romanzo incorpora nel proprio mistero. Il libro illustrato diventa una forma particolarmente adatta a raccontare la paura di perdere il controllo della propria immaginazione.
Un orrore che sa essere sgradevole e comico
L’intruso parte da un ambiente quotidiano e procede verso un soprannaturale sempre più invadente, con una componente di orrore corporeo esplicita. Chi lo sceglie per il gatto in copertina dovrebbe considerare anche questo registro: repulsione e deformazione fanno parte dell’esperienza cercata dal romanzo.
L’ironia accompagna la progressione e ne rende più mobile il tono. La combinazione può funzionare quando il sorriso abbassa per un momento la guardia e lascia spazio a una nuova inquietudine. Può invece creare distanza se si cerca una tensione costantemente cupa e uniforme. Il libro richiede disponibilità a passare fra emozioni diverse e ad accettare una certa esagerazione.
Il confronto critico restituisce reazioni differenti proprio su questo equilibrio. La capacità di intrattenere e il ruolo delle immagini ricevono apprezzamenti; la prevedibilità di alcuni sviluppi e la credibilità di certe decisioni della protagonista suscitano riserve. Sono aspetti da tenere distinti: una storia può conservare energia anche quando il lettore intuisce una direzione, ma deve continuare a rendere interessante il modo in cui ci arriva.
Il limite della complicità richiesta al lettore
Il rischio principale di un congegno simile riguarda il rapporto con Penny. Per seguirla occorre comprendere perché resti dentro situazioni che appaiono sempre più minacciose. Dolore, desiderio di ritrovare un equilibrio e difficoltà a interpretare ciò che accade forniscono un terreno plausibile; quanto a lungo bastino a sostenere le sue scelte resta uno dei punti su cui le recensioni consultate divergono.
Chi cerca un enigma fondato soprattutto sulla sorpresa potrebbe trovare troppo visibili alcuni segnali. Chi ama l’horror illustrato, il soprannaturale domestico e le storie in cui l’inquietudine altera le cose familiari ha ragioni più solide per interessarsene.
Il motivo più convincente per avvicinarsi a L’intruso è la sovrapposizione fra creazione e invasione. Una fumettista vive disegnando il proprio mondo; il terrore comincia quando quel mondo le restituisce qualcosa che non riesce più a riconoscere come suo. Le immagini danno a questo smarrimento una presenza concreta, e il romanzo trova lì la propria promessa più personale.
Scheda del libro
- Titolo: L’intruso
- Autore: Jason Rekulak
- Titolo originale: Look What the Cat Dragged In
- Traduzione: Roberta Zuppet
- Illustrazioni: Doogie Horner e Will Staehle
- Editore e collana: Giunti Editore, M
- Uscita italiana: 13 ottobre 2026
- Pagine: 432
- Formato: brossura con bandelle, illustrato
- ISBN: 9791223274927
Edizione verificata sulla scheda ufficiale Giunti; identità dell’opera confermata dall’editore originale Flatiron Books.
Nota redazionale: recensione elaborata confrontando fonti editoriali, materiali italiani e originali disponibili e quattro recensioni indipendenti complete, senza anticipare la soluzione del romanzo. Il confronto critico riguarda l’opera nel suo insieme; non equivale a una lettura integrale diretta né a una valutazione completa della traduzione italiana.